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Carlo Zuccari

Linee guida
Tecnica terapeutica
Cocktail antibiotico
Terapie mediche accessorie
Terapie chirurgiche accessorie



Le linee guida da noi applicate nella terapia della prostatite cronica sono la logica conseguenza delle conoscenze esposte nei capitoli precedenti e che riassumo brevemente:

freccia.gif (300 byte) La prostatite è una malattia sostenuta QUASI SEMPRE da agenti microbici, siano o meno evidenziabili con i comuni esami di laboratorio.
freccia.gif (300 byte) La rilevazione nel secreto prostatico o nel tampone uretrale, di Chlamydia, Micoplasma e Virus è praticamente impossibile con colture o esami a fresco, mentre è molto più attendibile l'amplificazione qualitativa e soprattutto quantitativa dei loro DNA con tecnica PCR. Discorso a parte merita il dosaggio sierico di anticorpi anti Chlamydia, i quali se assenti non escludono la presenza del microorganismo.
freccia.gif (300 byte) Durante la malattia avvengono varie importanti alterazioni del secreto prostatico di cui le più importanti sono la sua alcalinizzazione e la diminuita concentrazione dello zinco, potente fattore antibatterico, nel secreto stesso.
freccia.gif (300 byte) Durante la malattia, la prostata da una parte cerca di circoscrivere l’infezione inglobandola in una cintura polisaccaridica e dall'altra alcuni microorganismi quali la Chlamydia provocano loro stessi la formazione dei cosiddetti "microfilms batterici". Queste situazioni rendono le aree infette scarsamente penetrabili da parte degli antibiotici somministrati per via sistemica (per os o i.m.).
freccia.gif (300 byte) All’interno di calcoli e di acini prostatici chiusi dall’infezione, si ritrovano quasi sempre batteri non raggiungibili dagli antibiotici ma che si comportano come nidi per infezioni ricorrenti.
freccia.gif (300 byte) Nel sangue di pazienti con prostatite cronica datante da lungo tempo, spesso si rileva (Alexander 1997) la presenza di cellule T, reattive alle normali proteine prostatiche. Il dosaggio, nello sperma di questi pazienti delle Citokine (IL2-IL6-TNFalfa ), documenta spesso valori molto più elevati che nei soggetti normali. Questi risultati fanno ipotizzare che talvolta la prostatite sia anche o diventi solo un processo autoimmunitario.
freccia.gif (300 byte) Qualora la prostatite sia sostenuta da un reflusso uretro-prostatico (sclerosi del collo o stenosi uretrale), le cause anatomiche che lo producono debbono necessariamente essere rimosse per ottenere una guarigione completa.
freccia.gif (300 byte) In presenza, di contrazione cronica dei muscoli del pavimento pelvico, alla quale si associa spesso una infiammazione dei nervi pudendi, è necessario una terapia decontratturante specifica, associata al trattamento della prostatite.

LA CONCLUSIONE DI QUANTO ESPOSTO E’ LA SEGUENTE:
I cicli terapeutici per via sistemica devono essere necessariamente molto lunghi e con l'utilizzo di diversi antibiotici. Dopo l'esecuzione di cicli terapeutici sistemici ripetuti, seguiti da continue ricadute e in presenza di quadri ecografici di fibrosi o fibrocalcificazioni intraprostatiche, bisogna inquadrare la malattia come cronicizzata e bisogna interpretare le aree di fibrosi come nidi batterici non sterilizzabili. In questi casi, e solamente in questi, si deve considerare l'ipotesi di  portare nell’interno della prostata, sotto guida ecografica, specificamente all’interno delle aree di infiammazione o all’interno di eventuali fibrocalcificazioni, un cocktail di antibiotici a ph acido, battericidi, per la più larga parte degli agenti microbici causa delle prostatiti, associato ad un potente antiinfiammatorio come il cortisone che agisca sull’edema dei canalicoli e degli acini prostatici ristabilendo il regolare deflusso del loro secreto ed interrompa
, qualora presente, un eventuale meccanismo autoimmunitario.

Ai farmaci suesposti, per migliorare la loro penetrazione nelle aree fibrocalcifiche, aggiungiamo anche una sostanza chelante il calcio (EDTA) con l'intento di aumentare la dissoluzione dei legami chimici che tengono le molecole di calcio adese fra di loro.


(parte riservata ai medici)

Il trattamento di infiltrazioni intraprostatiche di seguito descritto, è da noi eseguito mediamente per tre volte a distanza di 2-10 giorni uno dall’altro, anche in presenza di scomparsa della sintomatologia dopo la prima infiltrazione.

Dopo accurata disinfezione del piano cutaneo con soluzioni saponose sterili, con il paziente in posizione litotomica, si introduce per via transperineale sotto guida ecografica, un ago mandrinato di 15 cm. da 23 G fino al pavimento pelvico.
Il punto di entrata dell’ago deve essere all’incirca a 10 mm. lateralmente alla destra o alla sinistra del rafe mediano e a 10-15 mm. al davanti dello sfintere
anale. Con una traiettoria parallela al piano orizzontale questo punto di entrata corrisponde all’apice prostatico. La scelta della via di penetrazione alla destra o alla sinistra del rafe sarà dettata dalla localizzazione dell’infiammazione. Naturalmente in corso di processo patologico interessante ambedue i lobi prostatici, si dovrà ripetere il trattamento in sede controlaterale.
Tale manovra se eseguita con perizia non provocherà che un modestissimo fastidio, tranquillamente accettato da tutti i nostri pazienti.
I muscoli del pavimento pelvico ed il diaframma urogenitale vanno infiltrati con circa 15 cc. di carbocaina al 2%.
Dopo alcuni secondi di attesa, per permettere all’anestetico di svolgere i suoi effetti, si oltrepassa il diaframma urogenitale (che è una struttura molto sensibile e pertanto se non adeguatamente anestetizzata, molto dolente), e si arriva con l’ago all’interno della o delle lesioni prostatitiche che vengono infiltrate (vedi film) con il cocktail antibiotico (vedi sotto) il cortisone (desametazone ) e l'EDTA.
Al temine dell’infiltrazione, dopo aver tolto l’ago e la sonda ecografica dal retto, si esegue un energico massaggio prostatico per permettere ai farmaci infiltrati di spandersi in maniera uniforme.


La scelta degli antibiotici da infiltrare è il punto fondamentale della terapia. Il mercato ce ne propone una gamma vastissima, pertanto riferirò circa le associazioni antibiotiche da noi usate, e i motivi di tale scelta.
In presenza di batteri individuati tramite coltura, usiamo l’antibiotico più idoneo rilevato con l’antibiogramma. Se il batterio isolato è un GRAM- all'antibiotico scelto associamo la Tobramicina o la Gentamicina  o l'Ampicillina +Ac.Clavulonico per una più larga copertura da eventuali germi GRAM+ ( es.Streptococchi); e al contrario, se il batterio isolato è un GRAM+ associamo il Ceftriazone o la Ciprofloxacina o la Levofloxacina per una copertura da eventuali batteri GRAM-.
In presenza di Chlamydia e Micoplasma, sia individuati in coltura che tramite amplificazione  del DNA, o ipotizzabili per una positività delle IGG e IGM specifiche, usiamo la Claritromicina  in associazione con la Levofloxacina con la Rifampicina.
In presenza di protozoi ( di solito Tric
homonas) usiamo il Metronidazolo.

       
Consideriamo che quando somministriamo un antibiotico direttamente dentro la capsula prostatica, ciò equivale ad una somministrazione di oltre 2.000-2500 (duemila-duemilacinquecento) volte superiore ad una sua somministrazione per via sistemica!


1) Come già specificato, in ogni caso prima di eseguire le infiltrazioni, nel caso di pazienti “vergini” da altri soddisfacenti trattamenti antibiotici, prescriviamo sempre una terapia per os con un antibiotici specifici.  Noi usiamo la Doxaciclina associata all'Azitromicina e alla Rifampicina per un primo ciclo di 20gg. Continuiamo poi per 16 settimane con una compressa settimanale di Levofloxacina+Azitromicina. Il razionale di questa terapia così "pesante" parte dall'ipotesi che la maggior parte dei pazienti presenta infezione da Chlamydia la cui totale eradicazione, sia dei suoi corpi elementari che corpi reticolari  presuppone cicli molto lunghi di terapia.


2) Se l’ecografia perminzionale associata all'uroflussometria, ha evidenziato una situazione di disectasia del collo vescicale tentiamo, in via provvisoria di diminuirne l'ostruzione con farmaci Alfalitici per periodi di 4-6 mesi.  

3) In presenza di spasmo del pavimento perineale l'associazione terapeutica da noi seguita, di solito con notevoli benefici, è la seguente: LIORESAL cp + CLIPPER microclismi + RIVOTRIL gocce + DILATAN temoconi.


    

Tali terapie sono necessarie in presenza di situazioni patologiche predisponenti o sostenenti le prostatiti in forma cronica, quali la sclerosi del collo vescicale, le cisti utricolari suppurate, le stenosi uretrali, e le ostruzione di dotti ejaculatori .
Nelle sclerosi del collo, per via endoscopica rimoviamo il tessuto sovrabbondante (TURP) o nei pazienti più giovani (sempre per via endoscopica), ne eseguiamo una semplice incisione (TUIP). Da segnalare infatti, la possibilità della TURP di provocare un’ejaculazione retrograda (in letteratura nell’
80% dei casi, contro l'8-10% della TUIP); tali terapie sono pertanto controindicate in soggetti con desiderio di paternità.
Nelle cisti utricolari suppurate, evacuiamo la cavità sotto guida ecografica, per via transperineale, iniettando al suo interno antibiotico e cortisone. In caso di recidiva incidiamo ampiamente per via transuretrale lo sbocco dell’utricolo.
Nelle stenosi uretrali, è imperativo il trattamento chirurgico disostruttivo endoscopico.
Nelle ostruzioni dei dotti ejaculatori, ove la terapia infiltrativa non sia stata efficace o in presenza di evidente calcolo incuneato a livello del veru montanum, eseguiamo incisione dello stesso per via transuretrale.

ULTIMO AGGIORNAMENTO: 03.13.2007

Prof. Dott. Federico Guercini  MD
Specialista in Urologia