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TRUS e prostatiti acute
TRUS e prostatiti
croniche
Esami radiologici
Cistoscopia

Nelle infiammazioni acute la ghiandola
è di volume regolare o aumentato e con
conservata simmetria dei due lobi.
Nelle forme
lievi si evidenzia inizialmente
un’alone ipoecogeno periuretrale
conseguente all’edema ghiandolare.
Con il
progredire della malattia compaiono
fettucce ipoecogene intraghiandolari
conseguenti alla dilatazione dei vasi
sanguigni alla quale si associa talvolta la
dilatazione del plesso venoso periprostatico
del Santorini.
Nelle forme
più gravi la ghiandola aumenta di
volume mentre porzioni sempre più
estese di tessuto diventano ipoecogene per un
più largo coinvolgimento tissutale
infiammatorio. Tale situazione, nei soggetti
più anziani o con diminuita
immunoresistenza, può evolversi in un
ascesso prostatico il cui quadro
ecografico nella fase iniziale è
tipicamente rappresentato da un’area
transonica a margini irregolari ( foto 3).
PARENCHIMA PROSTATICO
La capsula prostatica ed il volume
ghiandolare sono di solito regolari.
Le alterazioni ecografiche del parenchima
ghiandolare, possono essere localizzate in
sede periuretrale o periferica od
ubiquitarie. Nelle infiammazioni croniche di
modesta entità, è fondamentale,
come specificato dinanzi, utilizzare una
sonda ecografica ad alta risoluzione, per
poter meglio rilevare i segni più
lievi della malattia, costituiti inizialmente
da aree a margini irregolarmente ovalari iper
o ipoecogeni. E’ talvolta presente una
dilatazione reattiva delle vene
periprostatiche, peraltro non specificamente
diagnostica. Nelle infiammazioni croniche
più gravi possiamo rilevare tre tipi
di risposta ecogena del parenchima
ghiandolare:
-
aree con
struttura ipoecogena a limiti sfumati nel
parenchima circostante (foto
4).
-
aree con struttura
omogeneamente iperecogena a margini
tipicamente seghettati e ben definiti
(foto 5)
.
- aree con struttura
notevolmente iperecogena, talvolta con
presenza di alone ipoecogeno di reazione
ghiandolare acuta circostante.
FIBROCALCIFICAZIONI
Sono delle strutture fortemente
iperriflettenti con forma sia rotondeggiante
che irregolarmente ovalare con diametri da
pochi millimetri (cosiddette a “spruzzo
di calce”), fino ad alcuni centimetri;
possono essere sottese, a seconda della loro
densità, da un cono d’ombra
posteriore.
Bisogna fare una distinzione sul valore
diagnostico di questo reperto, in funzione
dell’età del paziente. Mentre le
calcificazioni localizzate a livello della
periferia di un adenoma prostatico, nel
paziente anziano, sono riferibili a
precipitazioni di minerali all’interno
di acini o dotti compressi dall’adenoma
stesso, e pertanto di solito non ingenerano
alcuna sintomatologia, nel giovane questo
tipo di lesione è associata di solito
a prostatite in atto o ad esiti della
stessa.
Tipicamente nel paziente giovane la
calcificazione è localizzata per motivi
anatomici, di solito in sede periuretrale,
per la precipitazione di cristalli
all’interno di acini periuretrali i cui
dotti si siano obliterati per una situazione
flogistica.
Le calcificazioni in realtà non sono
quasi mai delle vere calcificazioni (per
intenderci come un calcolo renale), ma sono
degli aggregati molto tenaci, ma labili, che
nel caso di importanti infezioni recidivanti
vanno infiltrati e sterilizzati per ottenere
un buon risultato terapeutico (vedi film).
Le calcificazioni da un lato possono essere
una concausa importante di alcuni sintomi
prostatitici (ejaculazione precoce,
emospermia) e dall’altro possono
mantenere, qualora presente, l'infezione,
"difendendo" al loro interno, come in una
cittadella fortificata, gli agenti microbici
causa delle reinfezioni. Ricerche recenti
(Daniel Shoskes della Cleveland University)
hanno documentato all'interno di queste
calcificazioni, la presenza di nanobatteri.
Da quì la messa in atto di alcuni di
terapie a base di supposte di
EDTA+tetracicline.
I sintomi associabili alla presenza delle
calcificazioni sono diversi a seconda della
loro localizzazione:
-
periuretrale
sottocervicale: disturbi della
minzione; dolore trafittivo sulla punta del
pene all’inizio e/o alla fine della
minzione.
-
periuretrale mediana:
tensione perineale o nessun
disturbo.
-
perimontanale:
ejaculazione precoce; dolore
all’ejacualzione; sensazione di
ostacolo alla fuoriuscita dello sperma;
emospermia (
foto 6).
-
peri o intraduttale (dotti ejaculatori): sintomi uguali a
quelli della localizzazione perimontanale (foto
7).
Come già accennato, solitamente
queste calcificazioni, contengono
un’alta quantità di urati,
creatinina, xantine ed uridina e su questa
base alcuni Autori hanno provato
sperimentalmente a curare la prostatite,
somministrando sostanze antiuriche per via
generale, concludendo alla fine della ricerca
che un discreto miglioramento nei sintomi si
era ottenuto, ma finchè si
somministrava il
farmaco!
DOTTI EJACULATORI
Nello stato di normalità, sono
evidenziabili ecograficamente, soprattutto
nella fase dinamica minzionale, come due
strie ipoecogene (visualizzabili
singolarmente con la sonda in scansione
lineare), che convergono verso il Veru
Montanum. In presenza di infiammazione acuta
sono maggiormente evidenti per l’edema
parietale che ne accentua la
visibilità. In condizione di
infiammazione cronica spesso le pareti
diventano iperriflettenti per ispessimento e
fibrosi delle stesse. Talvolta alla fibrosi
parietale si associano calcoli intraluminali
evidenziabili come spots sonolucenti
posizionati circolarmente “a grani di
rosario”.
I sintomi associati all’infiammazione
dei dotti ejaculatori si manifestano durante
l’orgasmo con dolore o bruciore
all’ejaculazione, talvolta emospermia,
sensazione di ostacolo con diminuita
quantità e alterata qualità
dello sperma ejaculato, fino
all’assenza di ejaculazione.
VESCICOLE SEMINALI
Nello stato di normalità sono ben
visibili (soprattutto dopo astinenza
sessuale) in continuazione con la base
prostatica, come due formazioni ovarari
ipoecogene, con sepimenti iperecogeni
all’interno. Una situazione di
infiammazione ne provoca solitamente la
dilatazione per il loro mancato svuotamento
conseguente all’ostruzione da edema
infiammatorio dell’ampolla o dei dotti
ejaculatori. I reperti ecografici sono simili
alla presenza di cisti e possono essere mono
o bilaterali. Talvolta nel corso di
infiammazioni croniche importanti (es. da
trichomonas o da gonorrea), le vescicole si
presentano invece sclerotiche e con pareti
iperriflettenti. L'infiammazione delle
vescicole si manifesta solitamente
lateralmente ai due lati del pube, con un
dolore sordo e continuo che può
intensificarsi durante la defecazione,
così da produrre una stitichezza
riflessa, che, con un circolo vizioso
aumenterà ulteriormente la consistenza
delle feci e pertanto il dolore al loro
passaggio.
Per la
loro conformazione, sono spesso
l’ultima struttura anatomica a guarire
in corso di infiammazione e pertanto il loro
trattamento deve essere eseguito con
particolare cura.
UTRICOLO
Normalmente è una formazione anatomica
involuta e pertanto non ecograficamente
visibile. Talvolta invece rimane presente e
si può dilatare e costituire una
cisti, evidenziabile ecograficamente come
un’area asonica parauretrale mediana.
Questa situazione talvolta può
rimanere del tutto asintomatica, talaltra
invece ingenerare una situazione di dolore
risolvibile con opportuna terapia.
COLLO VESCICALE E
TRIGONO
Lo studio funzionale
ecografico di questa regione è
possibile solamente nel tempo dinamico
minzionale.
Nei soggetti normali, l’inizio della
minzione è caratterizzato
dall’apertura del collo nella sua
componente anteriore e posteriore, in maniera
morbida e omogenea, per disegnare un tronco
di cono con la sua base al trigono e la
porzione apicale che si continua
nell’uretra (foto 9).
In presenza di sclerosi (o disectasia),
ecograficamente si apprezza una rallentata
apertura di un collo che appare non
più morbido, ma irrigidito (apertura a
scatto), con comparsa di vistosa sporgenza
endoluminale della porzione posteriore
(labbro posteriore). La fisiologica
imbutizzazione viene cosi ad essere alterata (foto 8) e lo
spazio di deflusso dell’urina
nell’uretra, notevolmente ridotto con
sua conseguente accellerazione.
In
questa situazione patologica anche la
chiusura del collo si presenta alterata, in
quanto non avviene gradualmente, ma, come per
l’apertura, “a scatto”,
lasciando imprigionata nell’uretra una
piccola quantità di urina che
defluirà all’esterno, dopo la
fine della minzione, provocando un tipico
sgocciolio. L’esistenza di questa
situzione anatomica è, come spiegato
nella fisiopatologia, una
causa da rimuovere per impedire il
perpetuarsi della prostatite cronica.
Le alterazioni infiammatorie del trigono
(trigonite), primitive o secondarie, sono
scarsamente individuabili con
l’ecografia a meno che non siano molto
evidenti e caratterizzate dalle presenza di
estroflessioni mucose (trigonite papillare),
visibili come tante piccolissime digitazioni
della parete
vescicale.
URETRA
Così come il collo vescicale, anche
l’uretra è apprezzabile
ecograficamente solo nella fase dinamica
minzionale.
Nel soggetto normale,
all’imbutizzazione del collo fa seguito
la morbida distensione dell’uretra
prostatica il cui calibro non supera
solitamente i 10 mm. Le pareti si presentano
sottili e lievissimamente più
riflettenti del tessuto ghiandolare
circostante (foto
9). Nelle uretriti la distensione appare
rigida e le pareti notevolmente
iperriflettenti, ispessite e con profilo
irregolare. Nel caso di restringimenti
(stenosi) dell’uretra a valle del
tratto esplorabile con l’ecografia
transrettale (uretra membranosa o bulbare),
il sintomo indiretto apprezzabile è
l’iperdilatazione dell’uretra
nella sua porzione prostatica, senza altro
segno di malattia (foto 10). In questi
casi sarà necessario uno studio
radiologico della minzione con uretrocistografia
retrograda minzionale (vedi sotto).
 (valore
diagnostico 10, solo quando servono!)
Nel paziente affetto da
prostatite cronica, qualora sia stata
sospettata un restringimento
dell’uretra, l’unico esame
radiologico utile è
l’uretrocistografia retrograda
minzionale. Questo esame permette, durante
l'istillazione di liquido di contrasto
radioopaco nell'uretra, di studiare sia il
decorso ed il calibro dell'uretra stessa che
la vescica. Nella successiva fase minzionale
poi, permette di studiare la dinamica
dell'apertura del collo vescicale onde
evidenziare od escludere eventuali sclerosi
dello stesso.
E’ pertanto un’indagine
insostituibile da eseguire per una sospetta
stenosi uretrale.
(valore
diagnostico
0-1)
Nella nostra
esperienza lo studio cistoscopico del
paziente prostatitico è del tutto
inutile non aggiungendo altre informazioni a
quelle ottenibili con gli altri tempi
diagnostici già descritti.
L’esecuzione di tale esame, come tempo
iniziale di un intervento endoscopico (es.
resezione del collo o disostruzione di una
stenosi uretrale), evidenzia in caso di
uretro-prostatite, il condotto uretrale ed il
collo vescicale molto arrossati e con vasi
sanguigni dilatati e facilmente sanguinanti.
A livello della loggia prostatica, spesso si
possono vedere in trasparenza delle zolle
nerastre, riferibili a calcoli
all’interno degli acini periprostatici.
Sempre nella loggia, in presenza di reflussi
uretro-prostatici , la parete
dell’uretra perde il suo colorito roseo
per diventare madreperlacea-grigiastra per
fenomeni infiammatori cronici, evoluti in
fibrosi. Naturalmente questa
porzione di uretra per la perdita della sua
fisiologica elasticità sarà
causa di bruciori al passaggio
dell’urina. |