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Acini e canalicoli
minori
Reflusso
uretro-prostatico
Prostatiti
abatteriche?
Vie di propagazione
dell’infezione
Utricolo
Vescicole
seminali
Muscoli del pavimento perineale
Plesso Pudendo
Potrei adesso fare un'esposizione di livello
universitario circa i quadri
anatomopatologici che possiamo trovare
nell’uretra e nella prostata durante le
prostatiti acute e/o croniche, ma non farei
altro che camminare sulle tracce di tutti
coloro che mi hanno preceduto e che di solito
non sono riusciti a risolvere poi nei fatti
la malattia. Seguendo questa logica inoltre
non troverebbe posto la trattazione della
muscolatura del pavimento perineale nè
del plesso pudendo che come vedremo invece,
tanta responsabilità hanno nella
sindrome del dolore pelvico
cronico.
Chi volesse perciò conoscere
l’anatomia patologica della malattia,
la ritroverà nei testi scientifici (se
non lo ha già fatto, uno per tutti
è la Bibbia dell’urologo:
Campbell’s Urology).
Chi vuole invece vedere con
occhi più nuovi il problema mi
segua.
Tanto per cominciare mettiamo da parte la pur
importantissima classificazione delle
prostatiti, stilata dal National
Institute of Healt degli USA(NIH-CPPS) che
divide tale malattia in forme acute e forme
croniche batteriche e abatteriche
aggiungendoci la prostatodynia, che comprende
una moltitudini di disturbi della prostata
(tipo la sindrome dell’uretra maschile)
nei soggetti con poche ( meno di 10 per
campo) cellule infiammatorie, ma che nei
fatti è sempre un dolore di tipo
prostatitico non però inquadrabile
secondo gli estensori di tale classificazione
in alcuna delle categorie succitate.
Ritorniamo invece a quella serie di complessi
apparati descritti nell’anatomia
aggiungendovi la dovuta attenzione alle
alterazioni della muscolatura del pavimento
pelvico e del plesso pudendo.
Cominciamo da quei canalicoli minori
che, abbiamo detto, servono a convogliare
nell’uretra il secreto prostatico
prodotto nei singoli acini. I dotti che
drenano gli acini della zona centrale
presentano un decorso sinuoso, mentre quelli
provenienti dalla zona periferica presentano
un decorso rettilineo con sbocco posizionato
controcorrente
rispetto al flusso urinario (figura
4).
Questa situazione anatomica ha come
conseguenza che gli acini periuretrali
saranno più facilmente ostruibili in
caso di processi infiammatori, per
l'irregolare decorso dei loro canali, e
pertanto potranno prodursi al loro interno,
più facilmente precipitazioni di
sostanze varie, fino alla produzione di veri
e propri calcoli; gli acini periferici
invece, per la rettilineità dei loro
canali, saranno più soggetti al refluire
di urina o batteri dall’uretra.
Tutto ciò naturalmente ha delle
implicazioni terapeutiche importantissime,
perché se è vero, per esempio, che
le prostatiti periuretrali si possono
temporaneamente giovare di energiche
spremiture della ghiandola, quelle
periferiche, che per il decorso
pressochè rettilineo dei canalicoli, non
presentano quasi mai situazione di ristagno,
spesso non ottengono miglioramenti con tale
metodica.
Abbiamo introdotto, parlando degli acini
ghiandolari periferici, il concetto di
reflusso uretro-prostatico, cioè
l’anomalo passaggio dell’urina
dall’uretra, all’interno della
prostata. Perché ciò avvenga
però si devono creare delle situazioni
patologiche tali che l’urina, che come
qualsiasi liquido tende a defluire dove la
pressione è minore, trovi convenienza a
lasciare l’uretra per entrare nel
tessuto prostatico.
Queste situazioni patologiche sono
praticamente due:
Nella prima avremo un aumento
della pressione endouretrale per il
restringimento dell’uretra, di solito o
per ipertono su base nervosa della
muscolatura periuretrale o sfinteriale,
oppure per stenosi del canale, su base
congenita o acquisita, come avviene talvolta
in esito a pregresse uretriti, soprattutto
gonococciche.
Nella seconda avremo invece, un
alterazione del decorso dell'uretra nella sua
primissima porzione a causa di un
restringimento o ipoelasticità del collo
vescicale, per una condizione congenita(?)o
acquisita precocemente, chiamata
disectasia o sclerosi del collo
vescicale. In questo caso
l'urina,nella prima parte dell'uretra
prostatica, invece di defluire parallelamente
alle pareti,viene sospinta violentemente
contro la parete posteriore, che non essendo
preparata a queste alte pressioni si lascia
permeare con conseguente filtrazione
dell’urina nella ghiandola prostatica
(fig.5).
Questa ipotesi patogenetica è stata
confermata (Barbalias 1997), con il
ritrovamento di alte pressioni di chiusura
uretrali in prostatiti cosiddette abatteriche
che si sono giovate (terapia) di somministrazioni di
farmaci alfa-bloccanti associati ad
antibiotici. Un'altra conferma all'ipotesi
del reflusso ci viene da un'altra ricerca
abbastanza datata ma molte elegante (Kirby
1982), nella quale si dimostra che dopo aver
istillato nella vescica di 10 uomini con
prostatite cronica e sclerosi del collo,
acqua con microsfere di carbone, queste
venivano ritrovate nel 70% dei casi in
sezioni di prostata prelevate nei giorni
seguenti durante un intervento di resezione
transuretrale (TURP).
Tutte le situazioni suddescritte, sono
facilmente evidenziabili con una buona
ecografia
transrettale nella fase dinamica
minzionale, che mostrerà nel primo
caso aree diffusamente iperecogene in tutta
la prostata e nel secondo caso soffusioni
iperecogene localizzate in sede periuretrale
subito sotto il collo vescicale( foto 1).
Naturalmente, come è comprensibile a
chiunque, non si potrà in queste due
situazioni patologiche parlare di guarigione
definitiva dei sintomi cosiddetti
prostatitici se non si saranno risolte anche
le anomalie anatomiche che ne sono la causa
primaria.
Ma se la causa meccanica è spesso uno
dei fattori che concorrono a favorire
l’insorgenza della prostatite
acuta,
senza dubbio è, soprattutto all'inizio,
l'infezione batterica a produrne, i veri
devastanti effetti.
Ma come… mi si obietterà da
più parti, non esistono anche le
prostatiti abatteriche? La mia risposta
sarà per molti una delusione (per altri
invece una conferma alle proprie idee)... ma
le prostatiti abatteriche, intese come
fenomeno di innesco iniziale, PRATICAMENTE
NON ESISTONO.
Ma allora gli esami di laboratorio che spesso
dimostrano assenza di batteri nel secreto
prostatico, nello sperma o nelle urine sono
sbagliati?
Sicuramente no ma, in questo caso molto
verosimilmente ci troviamo di fronte ad una
di queste tre possibilità:
1) probabilmente le colture o le tecniche di
rilevamento non sono state adeguate ad
evidenziare anche i cosiddetti batteri
difficilmente culturabili come Chlamydiacee,
Micoplasmi, Ureaplasmi, Gonococchi che tutti
insieme sono al giorno d'oggi i veri
responsabili di circa l'80% di tutte le
prostatiti acute.
2) i batteri, pur esistenti sono rimasti
sequestrati all'interno di strutture acinari
ostruite dall'infiammazione. Tali batteri
talvolta si rendono invece evidenti nelle
urine dopo accurato massaggio
prostatico
3) i batteri veramente non ci sono più
in quanto la iniziale prostatite è
guarita e l'attuale causa della
sintomatologia è ormai dipendente dal
conseguente spasmo della muscolatura
perineale associata alla suaccennata
infiammazione dei nervi del plesso pudendo.
Nel caso di una prostatite acuta, la
modalità con la quale gli agenti
patogeni infettanti possono raggiungere il
tessuto prostatico, può essere triplice:
-risalita lungo il
canale uretrale dopo un rapporto (molto
frequente)
-passaggio
linfatico transparietale dall’ampolla
rettale (frequente)
-arrivo per via
ematogena (raro).
Altra causa dei disturbi prostatitici
può derivare da quella struttura
residuata dallo sviluppo embrionario,
chiamata utricolo. Come abbiamo
già accennato, lo sbocco di tale
formazione, qualora beante nell’uretra,
può facilitare una risalita di germi in
questo "sacchettino", così da produrre
situazioni infiammatorie acute o croniche.
Inoltre anche la sola dilatazione cistica
abatterica dell’utricolo può
produrre una sintomatologia "simil
prostatitica", risolvibile solo con adeguata
terapia.
Ed infine le vescicole seminali.
Bisogna dire che statisticamente è
abbastanza raro un loro interessamento nelle
sindromi prostatitiche, ma quando ciò
avviene è difficile eradicare una
infezione che le ha interessate per la loro
particolare conformazione
anatomica. Parlando delle vescicole
seminali abbiamo accennato ai dotti ejaculatori attraverso
i quali lo sperma defluisce in uretra.
Talvolta però le pareti di tali canali
si possono infiammare e all'interno si
possono formare dei calcoli, visualizzabili
con l’ecografia
con tipica disposizione a grani di rosario.
Tali corpi estranei solitamente, una volta
formatisi, producono sia una sintomatologia
dolorosa durante il coito, sia una
diminuzione della quantità di sperma
ejaculato, che rimanendo nella prostata ne
provocherà un ulteriore ingorgo.
Il pavimento perineale più che ad un
vero pavimento piatto può essere
assimilato ad un imbuto conico con la base in
alto verso l'addome, con le pareti costituite
dai muscoli elevatori dell'ano e con il
vertice in basso aperto verso l'esterno da
dove fuoriesce l'uretra ed il retto. I
muscoli elevatori dell'ano non sono in
realtà costituiti da un solo muscolo per
parte, ma dall'insieme di tre ben definiti
fasci muscolari (ischio-coccigeo,
ileo-coccigeo, pubo-coccigeo) che partendo
appunto dallo sfintere anale (da cui il
nome), si attaccano posteriormente al coccige
e latero-anteriormente alle ossa dell'ileo,
dell'ischio e del pube.
Perchè parliamo di
questi
muscoli?
Le moderne teorie, come già accennato
sopra, riferiscono allo spasmo cronico di
questi gruppi muscolari, la vera causa della
sindrome dolorosa cronica del pavimento
pelvico.
Ma perchè lo spasmo
provoca
dolore?
Se un muscolo od uno o più gruppi
muscolari si mantengono contratti per lungo
tempo, si attivano dei meccanismi biochimici
che dovrebbero essere inizialmente di difesa,
ma che dopo breve tempo portano invece alla
liberazione locale di mediatori del dolore e
dell'infiammazione. Si ha così oltre ad
una reazione infiammatoria chimicamente
indotta, l'alterazione del circolo vascolare
locale cui consegue la scarsa rimozione di
sostanze tossiche fisiologicamente prodotte
dal lavoro muscolare e che aggravano in
maniera reattiva a cascata, lo spasmo stesso.
Ma in che modo si attiva
questo spasmo?
Semplificando,
lo spasmo della muscolatura del perineo
può essere conseguente ad
un'infiammazione cronica mal curata degli
organi endopelvici quali prostata, vagina,
ovaie o rettocolon, così come ad
incongrui interventi chirurgici. Ma una
vasta e ben condotta ricerca effettuata
negli USA da David Wise, della Stanford
University, ha potuto mettere in
relazione questo spasmo con cause
apparentemente temporalmente lontanissime
dalla loro comparsa. Sono infatti stati
evidenziati, in maniera statisticamente
significativa in questi pazienti, pregressi
episodi di violenze sessuali psichiche o
fisiche subite da bambini, oppure stati di
prolungate derisioni da parte di
compagnetti durante le scuole primarie ma
anche, incredibilmente, comportamenti
maternali anormali, come il fare stare
troppo a lungo il piccolo bambino sul
vasino ad evacuare . Bisogna tenere inoltre
presente che la muscolatura del perineo,
così come per esempio quella dei
muscoli masticatori, può essere una
zona di scarico di tensioni nervose, che
talvolta fanno da spina irritativa
scatenante ai sintomi da spasmo muscolare.
Ma anche tutti quei
comportamenti sessuali che attivano una
prolungata contrazione della muscolatura
perineale, possono di per se scatenare una
reazione dolorosa od un peggioramento dei
sintomi. Senza contare che molti pazienti
riferiscono significativi peggioramenti
anche solo dopo la semplice masturbazione.
Questo è dovuto al fatto che lo sperma
al passaggio nello sfintere uretrale
contratto, ne provoca un vivace stretching
a cui consegue un'attivazione riflessa per
ore o giorni dello spasmo perineale con
tutti i dolori connessi.
Vi siete mai
chiesti perchè spessissimo tutti i
sintomi diminuiscono in vacanza?
Perchè diminuisce lo stress e
conseguentemente la tensione del pavimento
perineale!!
Che
comunque i sintomi della malattia evolvano
con il passare del tempo, è esperienza
più o meno nota a quasi tutti i
"prostatitici cronici". Investigando la
storia dei sintomi di un soggetto
prostatitico, di solito si può ben
distinguere un primo periodo con sintomi
uretroprostatitici iniziali (anche per mesi),
quali bruciori uretrali, frequenza
minzionale, ecc. al quale segue un evoluzione
caratterizzata dalla comparsa dei sintomi
più propriamente riferibili allo spasmo
del pavimento perineale, quali dolori del
perineo, defecazione difficoltata, minzione
ostacolata, ejaculazione dolorosa, dolori
testicolari, ecc. Questo ci può ben fare
intravedere come ad una prima fase
infettiva-infiammatoria di un organo pelvico
(vescica oppure prostata o uretra), faccia
seguito la suddescritta reazione spastica
della muscolatura, con la comparsa della ben
più conclamata
sindrome dolorosa
cronica del pavimento pelvico.
Fino ad ora abbiamo parlato
dello spasmo della muscolatura perineale,
quale causa della sindrome dolorosa del
pavimento pelvico. Ma ovviamente, come tutti
sappiamo, una qualsiasi sensazione non si
può trasmettere nel nostro corpo senza
la sua conduzione nervosa. I nervi che in
questo distretto sono coinvolti nella
sindrome dolorosa del pavimento pelvico,
fanno parte del plesso
pudendo.
Il plesso pudendo comprende
fibre che innervano gli organi genitali
maschili e femminili, l'ampolla rettale e
l'ano nonchè i muscoli e la pelle del
perineo e dello scroto. In pratica, nel
maschio, per mezzo di sue terminazioni e sue
anastomosi, il plesso pudendo
sovraintende oltre che alla minzione e alla
defecazione, all'erezione, all'ejaculazione,
alla sensibilità del pene e del glande,
alla colorazione del glande (sì..anche
al colore del glande!), alla sensibilità
dell'area perineo-anale, alla
sensibilità sovravescicale, alla
sensibilità testicolare, alla
sensibilità dell'interno delle cosce e
dei glutei e alla sensibilità coccigea
(base della colonna vertebrale). Il plesso
proviene dal ramo anteriore del 3° nervo
sacrale e scende nel bacino sfioccandosi via
via nei suoi rami collaterali (vescicale,
emorroidario, elevatore dell'ano, ischio
coccigeo ecc.) e nel ramo terminale che
è il nervo pudendo.
Tutti
questi rami decorrono e sono protetti dalle
ossa del bacino posteriormente e dai muscoli
elavatori dell'ano lateralmente ed
anteriormente. Praticamente questi rami
nervosi sono per così dire "immersi" e
protetti dai muscoli del pavimento
pelvico, ma hanno due
punti di deficitaria protezione e questi sono
nel canale di Alckoch e a livello delle spine
ischiatiche (zona ben raggiungibile a circa
15-20mm. dallo sfintere anale).
Le più
moderne teorie addebitano la comparsa del
dolore pelvico cronico,
proprio a questa situazione anatomica.
Infatti in queste due zone i nervi, in
presenza di uno spasmo della muscolatura
perineale, possono venir compressi ed
infiammati, con conseguente alterazione in
iper o ipo delle loro funzioni sensitive e/o
motorie. Se la muscolatura del bacino
(muscoli elevatori dell'ano) vive uno stato
di spasticità, i nervi subiranno un
trauma compressivo cronico che avrà come
risultato i dolori o le alterazioni
funzionali nei vari distretti di pertinenza
dei nervi stessi. Ecco spiegata la
molteplicità e l'etereogenicità dei
sintomi della cosiddetta "prostatite
cronica". A seconda del ramo del plesso
pudendo interessato, si avrà la relativa
sintomatologia periferica. Ed ecco anche
spiegata la "migrazione" dei sintomi che
fà spesso sorridere alcuni medici e
dà loro la possibilità di accusare
il paziente di "fissazioni". Se non si tiene
presente la motivazione anatomo-patologica di
questi sintomi, è abbastanza facile non
credere ad un ragazzo che oggi dice di
sentire un dolore o un formicolio testicolare
(talvolta sembra che ci sia un animaletto che
cammina!) e domani invece una
contrazione anale e magari dopodomani solo
una stilettata durante l'ejaculazione! I
neurologi invece ben conoscono il
polimorfismo dei sintomi conseguenti alle
nevriti!
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